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La Vita e il Percorso Artistico

Fabrizio De André (1940–1999), soprannominato "Faber" dall'amico Paolo Villaggio, è stato il più grande poeta della canzone italiana. La sua opera ha dato voce agli emarginati, ai ribelli, ai "vinti" e alle minoranze, trasformando la canzone d'autore in alta letteratura.

La Vita e la Filosofia

Nato a Genova in una famiglia dell'alta borghesia, De André scelse presto una strada diversa, frequentando i carruggi e i personaggi dei bassifondi genovesi che sarebbero diventati i protagonisti dei suoi brani. La sua visione del mondo era profondamente influenzata dall'anarchismo, dal pacifismo e da un'empatia cristiana laica verso gli ultimi.

Un evento centrale della sua vita fu il sequestro da parte dell'Anonima Sequestri in Sardegna nel 1979, insieme alla compagna Dori Ghezzi. Restarono prigionieri per quattro mesi, un'esperienza che De André affrontò con straordinaria dignità, arrivando a perdonare i suoi carcerieri (definiti "pedine di un gioco più grande").

La Discografia per Fasi

1. Gli esordi e i singoli (Anni '60)

Inizialmente De André pubblica singoli che diventano manifesti della sua poetica. La consacrazione arriva quando Mina interpreta "La canzone di Marinella" nel 1967, garantendogli il successo economico e la libertà artistica.

Brani iconici: La guerra di Piero, Bocca di Rosa, Via del Campo, Il testamento

Album: Tutto Fabrizio De André (1966), Volume 1 (1967).

2. I Concept Album e l'impegno (1968-1973)

Faber inizia a comporre album a tema, opere unitarie di incredibile spessore culturale.

Tutti morimmo a stento (1968): Primo concept album italiano, dedicato alla morte e all'emarginazione.

La buona novella (1970): Tratto dai vangeli apocrifi, umanizza le figure di Gesù e Maria. De André lo considerava il suo lavoro migliore.

Non al denaro non all'amore né al cielo (1971): Libero adattamento dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Storia di un impiegato (1973): Un disco politico e contestatario, legato al clima del Sessantotto.

3. La sperimentazione e la Sardegna (1974-1981)

De André si trasferisce in Gallura e la sua musica si apre a collaborazioni con altri grandi autori come Francesco De Gregori e Massimo Bubola.

Canzoni (1974) e Volume 8 (1975): Collaborazioni che rinnovano il suo stile.

Rimini (1978): Un album che guarda all'attualità italiana e al naufragio delle ideologie.

Fabrizio De André / "L'Indiano" (1981): Registrato dopo il sequestro, intreccia la cultura dei nativi americani con quella dei pastori sardi.

4. La World Music e il dialetto (1984-1996)

Negli ultimi anni, De André compie una rivoluzione linguistica e musicale, tornando alle radici mediterranee e al dialetto genovese.

Crêuza de mä (1984): Scritto con Mauro Pagani, è considerato uno dei dischi più importanti della musica mondiale (world music) secondo la critica internazionale. Cantato interamente in genovese antico.

Le nuvole (1990): Un attacco potente al potere, alternando brani in italiano, napoletano e gallurese.

Anime salve (1996): Il suo testamento spirituale, scritto con Ivano Fossati. Un elogio della solitudine e della libertà intesa come diritto di essere diversi.

De André è scomparso l'11 gennaio 1999 a Milano. Al suo funerale a Genova parteciparono oltre diecimila persone, a testimonianza di quanto le sue parole fossero entrate nel cuore profondo dell'Italia.